COLOR MATCH – URBAN ART FOR SOCIAL INCLUSION

un incontro tra la Urban Art e il Wheelchair Rugby
una spinta di solidarietà per aiutare un gruppo di ragazzi coraggiosi

10 ragazzi tetraplegici della Polisportiva Milanese 1979 Sport Disabili si allenano intensamente due volte a settimana per costruire una squadra di Wheelchair Rugby: uno sport fortemente dinamico che richiede un lavoro ed una preparazione atletica non indifferenti. Nonostante i giocatori siano persone con importanti deficit motori anche agli arti superiori, il gioco non concede sconti; per portare a casa la partita bisogna rimanere costantemente in movimento e riuscire a portare la palla oltre alla propria metà campo in non più di 12 secondi. Match – o meglio quarti - fatti di scontri violenti e amichevoli incontri, gruppi di difensori e attaccanti solitari, veloci corse e cadute rovinose. Uno sport che richiama, anche da fuori Milano, chi non può fare gli sport più conosciuti e supportati, che con le sue regole ha unito un gruppo di amici affiatati e ha dato una strada e degli obiettivi ambiziosi a chi ha deciso che la vita va presa di petto.

Grazie all’idea e sostegno di un grande amico di Alatha Onlus è stato possibile donare a questi ragazzi 4 carrozzine da rugby, dal valore di 4.000/5.000 euro l’una poiché costruite su misura e tecnicamente studiate per reggere gli urti del gioco. La donazione, insieme alle carrozzine che i ragazzi sono riusciti ad acquistare con i loro sforzi, darà il via alla costituzione di una vera e propria squadra di Wheelchair Rugby, la prima a Milano.

Per celebrare questo evento unico e renderle ancora più belle e aggressive, 9 artisti di Urban Art, decoreranno con il loro linguaggio queste carrozzine, donando la propria energia alla solidarietà, con l’auspicio che Alatha raccolga i fondi per il loro trasporto dei ragazzi alle partite.

2501, D-Egon, Ericsone, Flycat, Joys, KayOne, Kasy23, Rendo, Wiz Art

L’arte di strada è il veicolo di messaggi universali che più si avvicina alla mission di Alatha: l’inclusione sociale di tutti. E’ un’arte che può svilupparsi in forme e tecniche differenti “su misura” degli spazi urbani, accumunate da una solo principio, che debba essere fruibile da tutti. Al fine di raccogliere fondi per il progetto Mobilità per tutti di Alatha e nello specifico dare un aiuto concreto ai ragazzi che devono recarsi agli allenamenti e partite sarà organizzata un’asta benefica per il simbolico acquisto di una parte della carrozzina. Gli spostamenti sono di fatto uno dei problemi maggiori di questi ragazzi, che disincentiva l’aggregazione sociale e lo spirito di iniziativa, per questo motivo e per la coerenza con l’attività istituzionale di Alatha, devono essere agevolati.

GLI ARTISTI

  • 2501
    2501
  • D-EGON
    D-EGON
  • Ericsone
    Ericsone
  • FLYCAT
    FLYCAT
  • Joys
    Joys
  • Kayone
    Kayone
  • Kasy23
    Kasy23
  • Rendo
    Rendo
  • WIZ ART
    WIZ ART

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2501

Nato nel 1981, ha cominciato il suo percorso artistico come autodidatta sui muri della sua Milano per poi realizzare opere in molte città del mondo come Los Angeles, Miami, Sao Paulo, Milano, Roma, Detroit, Chicago, Ulan Bator, New York, Atlanta e Kiev.

A San Paolo, dove ha vissuto per un anno, ha collaborato con alcune ONG per insegnare a dipingere ai bambini delle “favelas” e ha collaborato con molti dei writers più importanti della scena sudamericana come Os Gemeos, Herbert Baglione, Higraff e altri ancora.

Lavora con un’ampia varietà di mezzi, tra cui la pittura, l’installazione, la scultura, la fotografia e il video.

Artista eclettico grazie agli studi di montaggio video alla Scuola Civica di Milano, al master di comunicazione visuale alla nuova Bauhaus di Weimar in Germania e al nomadismo che contraddistingue tutta la sua vita e la sua arte.

Dal 2007 si trasferisce per la seconda volta in Brasile e inizia a dedicarsi solo alla carriera artistica. Ha partecipato a numerosi Festival d’arte pubblica e ha esposto in numerose esposizioni tra cui le sue mostre personali al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e alla Wunderkammern Galleria di Roma.

Vive e lavora tra Milano, Berlino e San Paolo del Brasile.

La sua ricerca artistica si focalizza sullo spazio vuoto, la relazione simbiotica tra positivo e negativo, linee ripetute e forme circolari che trasformano la superficie in movimento.

D-EGON

Nato a Milano nel 1985 ha una formazione culturale influenzata dalle sue origini – tra l’estremo Friuli e la profonda puglia – e dal forte legame con lo sport, in particolare si è impegnato agonisticamente nell’atletica leggera.

La sua arte nasce in strada a fine degli anni Novanta, prosegue all’Accademia di Brera, si sviluppa nello studio del design, nell’arte del tatuaggio per poi tornare in strada.

Partecipa a mostre collettive in tutta Italia ed è finalista di numerosi concorsi artistici.

Dal 2015 comincia a collaborare con Omer un altro artista della zona Est di Milano e insieme fortificano un loro personale stile “Streetbaroque” che ha come caposaldo la rivisitazione di grandi classici dell’arte moderna in particolare del Seicento e Settecento in chiave pop / contemporanea.

Ericsone

Dalle prime esperienze come writer negli anni Novanta – crew TDK –  nella sua natale Milano, è diventato illustratore freelance per diversi brend e partecipato a numerose esposizioni e mostre collettive.

Si ispira da sempre ai cartoni animati anni Settanta combinando contaminazioni “flower power” con l’impostazione classica del graffito. Dalle illustrazioni, alle tele, alle opere murali, l’artista ricorre al colore per animare quelle figure perfettamente delineati da contorni nitidi e serrati. Il suo particolare stile è stato definito “Street cubism”, caratterizzato da volumi geometrici, linee chiare e nitide in grado di esaltare le debolezze dei personaggi che rappresenta generando soggetti ironici, originali e talvolta grotteschi.

Dal 2008 espone in gallerie d’arte contemporanea e in numerose mostre collettive e festival d’arte pubblica principalmente a Milano.

FLYCAT

Writer e artista italiano nato a Milano nel 1970, rappresentante della prima generazione del writing italiano e fautore di una peculiare ricerca sulla lettera che lo vede confrontarsi con il patrimonio di conoscenze provenienti dallo scenario di formazione statunitense, di cui si fa massimo – oltre che originale – interprete e portavoce in Italia. A tredici anni il primo contatto con la dimensione hip-hop, esplorata nella sua totalità prima di concentrarsi interamente sul suo versante grafico-visuale. Ulteriore arricchimento gli è conferito dalla parentesi californiana a Los Angeles, vivendo in prima persona la cultura chicana di East L.A. attraverso i suoi storici esponenti.

Figura trasversale, affronta la cultura hip-hop anche in campo musicale, producendo tre album, di cui uno a Los Angeles. La sua travagliata esperienza personale e la sua visione risolutamente artistica del writing ne fanno un sostenitore di attività con risvolti sociali e un efficace testimonial istituzionale; in quest’ultimo ruolo partecipa nel 2008 alla costituzione di un tavolo di discussione sull’arte urbana promosso dal Ministero della Gioventù. Protagonista in Italia di molteplici mostre ed eventi, l’arte di Flycat viene esposta più volte in California. Nel febbraio 2016 è invitato ufficialmente dal Governo e dal Ministero degli Affari Esteri Iraniano con la supervisione del critico d’arte Giorgio Grasso ad esporre presso il Tehran Museum of Contemporary Art e a tenere un workshop presso l’ Academy of Arts. L’ Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani inserisce Flycat quale artista-writer storico italiano interprete originale dell’arte del Writing.

Joys

Nato a Padova nel 1974, inizia la sua carriera artistica negli anni novanta, come molti writers comincia scrivendo il suo nome sul muro e focalizza la sua ricerca sul lettering, prima come esigenza di esistenza poi trasformandosi in esigenza di evoluzione; velocemente, espande il suo lavoro arricchendolo di spessore e matericità. La sua ricerca va oltre le due dimensioni e acquista nel tempo una plasticità che si appropria del territorio e della fruizione di un pubblico involontario e inconsapevole. In bilico tra undeground e istituzionale, la ricerca di Joys è stata riconosciuta dagli addetti ai lavori del sistema dell’arte come inedita e personalissima grazie anche al suo maniacale studio del lettering: forme che nel tempo si stratificano e si arricchiscono di livelli e linee con cui Joys ha costruito labirinti impossibili dove nulla è lasciato al caso e le forme ubbidiscono sempre a precise regole logiche e geometriche. Da anni Joys ha esteso il suo linguaggio anche alla scultura, utilizzando materiali diversi ma mantenendo sempre uno stile unico, quello stesso stile che da 20 anni lo rende inconfondibile sui muri di tutto il mondo.

Kayone

Uno dei graffiti writer italiani della prima ora, KayOne, classe 1972, ha cominciato a dipingere per strada nel 1988 a 15 anni. Pioniere a Milano quando i Graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani e quando le tendenze impiegavano cinque anni per attraversare l’Oceano.

Al tempo i writer italiani erano veramente pochi, si riunivamo tutti al “muretto” per sentirsi parte di un gruppo, condividere la loro passione, scambiarsi consigli sulle bozze e ascoltare un nuovo testo.

Fondatore nel 1991, insieme ad Airone e Adstar, della prima fanzine italiana dedicata al writing “Hip Hop Tribe Magazine”, assemblando fotocopie e fotografie, la fanzine segnò la storia del writing italiano come il primo mezzo di diffusione della cultura a livello nazionale e internazionale diventando voce ufficiale del movimento. Grazie al writing, ha conosciuto persone provenienti da tutto il mondo e ha partecipato ad innumerevoli Jam. Nel writing ha ritrovato un microcosmo, fatto di regole e leggi non scritte dettate da un forte senso di rispetto e appartenenza per i componenti meritevoli. Figlio di una ricerca non accademica, il writing è in continua evoluzione, sempre attento ai tanti stimoli della strada. Lo stile di KayOne è rimasto fedele ad una linea più “old school” rispetto a molti filoni contemporanei vicini ad influenze dettate dalla grafica e il 3D, mantenendo vivo lo spirito dei primi pionieri di newyorkesi e quel sapore Hip Hop che nel writing contemporaneo è andato scomparendo. Ha studiato in maniera maniacale l’evoluzione della calligrafia, base dello stile di ogni writer. Ha curato la realizzazione di molti tra i più importanti eventi legati alla cultura del Graffiti Writing. Istintivamente, da quando ha intrapreso la sua “carriera”, forse per i suoi studi artistici, ha realizzato quadri astratti vicini a quel sapore della strada. Su tela ha cercato di ritrovare una forma più gestuale e istintiva del dipingere, senza abbandonare quell’impatto visivo classico del Graffiti Writing, che su muro esprime tutta la sua forza con colori accesi e grandi dimensioni, realizzando opere che rimandano a quel mondo unendo tra loro la lezione della Pop Art americana con la forza dell’informale italiano. Molte le esposizioni recenti di successo: Museo della Triennale, 54ª e 55ª Biennale di Venezia e Grattacielo Pirelli. Nel 2017 ha pubblicato con la casa editrice Drago il suo libro “Vecchia Scuola – Graffiti Writing a Milano” dedicato alla nascita di questa cultura nella sua città tra il 1980 e i primi anni ’90.

Kasy23

Nato a Seriate nel 1980, si avvicina al mondo dei graffiti nel 1997 attratto dal fascino delle storie che i muri delle città raccontavano, dai sogni e dalle illusioni che erano capaci di trasmettere.
Comincia a disegnare tra i banchi di scuola come passatempo per poi stringere una fedele amicizia con la bomboletta che lo accompagna per tutta la vita.
Si diploma in chimica alimentare e per non gravare sulla famiglia lavora da quando aveva 14 anni come pizzaiolo, riuscendo ad aprire una pizzeria sua.
Nel 2005 un trauma rivoluziona la sua vita e le sue prospettive riportando al centro l’arte. Dipinge assiduamente sulla tela e pian piano si riavvicina l muro. Ha eseguito murali sia per privati che per amministrazioni pubbliche a Milano, Brescia, Forlì, Padova, Trento, Salsomaggiore, Bassano del Grappa, Salerno e al Mau, il Museo d’arte urbana di Torino, fino ad arrivare a Los Angeles in una galleria di Downtown e in un garage sotterraneo di Hollywood.
Notevoli i lavori per il carcere di Bergamo e il muro di 40 metri alle Colonne di San Lorenzo, dove oltre ad aver dipinto lui stesso ha curato l’intero progetto artistico che ha coinvolto Arsen, Encs, Acme 107, Gatto Nero, Gatto Max, Gep, 750 ml, Mr. Blob, Neve.
La sua è un’arte priva di leggi e regole, aperta al reale e all’astratto, al simbolico e al concreto, alla luce e al colore, rappresenta il suo carattere forte e determinato che lo porta al religioso silenzio mentre dipinge nel suo garage, rappresenta l’umiltà – parola spesso dimenticata – e il desiderio di ridare colore e scopo a luoghi spesso grigi e dimenticati.

Rendo

Rendo, classe 1969, inizia la sua avventura nel mondo della cultura Hip Hop all’età di 15 anni. Milita di due crew storiche del panorama graffitistico italiano, gli MCA negli anni 80 e i TDK negli anni 90. E’ il primo writer italiano a realizzare opere gigantesche, in cui il “graffito” è inserito all’interno di complesse ambientazioni scenografiche. E’ anche il primo writer italiano ad aver sviluppato un proprio stile del tutto originale di elaborazione delle lettere, riuscendo in questo modo ad emanciparsi dall’influenza dei maestri americani ed europei.  Dopo aver conseguito la laurea in design, Rendo comprende la necessità di far evolvere il proprio linguaggio espressivo. Abbandona ogni riferimento alla figurazione per iniziare la costruzione di un proprio universo simbolico di natura astratta. Ricordando gli anni dell’università, Rendo ritiene fondamentale per la sua maturazione artistica l’incontro con il professor Flavio Caroli, di cui fu allievo. Fu grazie alla sua guida che conobbe e comprese il peso storico delle avanguardie artistiche, riuscendo a comprenderne i meccanismi creativi.

Nel 2007 presenta al Pac di Milano, per la mostra collettiva “Street Art Sweet Art”, due sculture in cui le lettere del suo nome e della sua crew vengono trasformate in veri e propri elementi tridimensionali. Nel 2008 espone a Roma, nelle sale dell’Auditorium della Musica per la mostra “Scala Mercalli”, tre sculture, in cui introduce i primi elementi di astrazione, che con il passare del tempo diventeranno elementi prevalenti del suo linguaggio. Negli anni seguenti esplora le potenzialità delle pitto-sculture che gli permettono di raffigurare in modo semi bidimensionale, e con una maggiore libertà espressiva le sue strutture spaziali, che a volte diventano complessi sistemi di narrazione. Continua la sua carriera esponendo in numerose gallerie d’arte milanesi e partecipando ad eventi di street art internazionali.

WIZ ART

Classe 1982 nasce e vive a Bergamo.

Comincia a realizzare murales nel 1999 quando scopre la cultura hip hop e se ne innamora. Insieme ad alcuni ragazzi con cui giocava a basket e della zona comincia a realizzare opere nella zona di Bergamo e provincia. Formazione da autodidatta – dagli esordi continua ad occuparsi di street art e decorazione, dipingendo su tutte le superfici a sua disposizione – prediligendo i muri.

Espone in mostre collettive, lavora per commissioni di privati, istituzioni e partecipa a numerosi festival, progetti d’arte pubblica come quelli organizzati dalla GAMEC di Bergamo e da numerose scuole in tutta la Lombardia.

Non ha un artista o stile al quale si ispira ma nell’ultimo periodo la sua ricerca è orientata al valore estetico ed emozionale di forme e colori che lo portano ad uno stile in prevalenza astratto e geometrico.

Per lui la Street Art in tutte le sue forme è libertà di espressione, è dare voce a messaggi universali che devono poter essere fruibili da tutti.

2501

Nato nel 1981, ha cominciato il suo percorso artistico come autodidatta sui muri della sua Milano per poi realizzare opere in molte città del mondo come Los Angeles, Miami, Sao Paulo, Milano, Roma, Detroit, Chicago, Ulan Bator, New York, Atlanta e Kiev.

A San Paolo, dove ha vissuto per un anno, ha collaborato con alcune ONG per insegnare a dipingere ai bambini delle “favelas” e ha collaborato con molti dei writers più importanti della scena sudamericana come Os Gemeos, Herbert Baglione, Higraff e altri ancora.

Lavora con un’ampia varietà di mezzi, tra cui la pittura, l’installazione, la scultura, la fotografia e il video.

Artista eclettico grazie agli studi di montaggio video alla Scuola Civica di Milano, al master di comunicazione visuale alla nuova Bauhaus di Weimar in Germania e al nomadismo che contraddistingue tutta la sua vita e la sua arte.

Dal 2007 si trasferisce per la seconda volta in Brasile e inizia a dedicarsi solo alla carriera artistica. Ha partecipato a numerosi Festival d’arte pubblica e ha esposto in numerose esposizioni tra cui le sue mostre personali al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e alla Wunderkammern Galleria di Roma.

Vive e lavora tra Milano, Berlino e San Paolo del Brasile.

La sua ricerca artistica si focalizza sullo spazio vuoto, la relazione simbiotica tra positivo e negativo, linee ripetute e forme circolari che trasformano la superficie in movimento.

D-EGON

Nato a Milano nel 1985 ha una formazione culturale influenzata dalle sue origini – tra l’estremo Friuli e la profonda puglia – e dal forte legame con lo sport, in particolare si è impegnato agonisticamente nell’atletica leggera.

La sua arte nasce in strada a fine degli anni Novanta, prosegue all’Accademia di Brera, si sviluppa nello studio del design, nell’arte del tatuaggio per poi tornare in strada.

Partecipa a mostre collettive in tutta Italia ed è finalista di numerosi concorsi artistici.

Dal 2015 comincia a collaborare con Omer un altro artista della zona Est di Milano e insieme fortificano un loro personale stile “Streetbaroque” che ha come caposaldo la rivisitazione di grandi classici dell’arte moderna in particolare del Seicento e Settecento in chiave pop / contemporanea.

Ericsone

Dalle prime esperienze come writer negli anni Novanta – crew TDK –  nella sua natale Milano, è diventato illustratore freelance per diversi brend e partecipato a numerose esposizioni e mostre collettive.

Si ispira da sempre ai cartoni animati anni Settanta combinando contaminazioni “flower power” con l’impostazione classica del graffito. Dalle illustrazioni, alle tele, alle opere murali, l’artista ricorre al colore per animare quelle figure perfettamente delineati da contorni nitidi e serrati. Il suo particolare stile è stato definito “Street cubism”, caratterizzato da volumi geometrici, linee chiare e nitide in grado di esaltare le debolezze dei personaggi che rappresenta generando soggetti ironici, originali e talvolta grotteschi.

Dal 2008 espone in gallerie d’arte contemporanea e in numerose mostre collettive e festival d’arte pubblica principalmente a Milano.

FLYCAT

Writer e artista italiano nato a Milano nel 1970, rappresentante della prima generazione del writing italiano e fautore di una peculiare ricerca sulla lettera che lo vede confrontarsi con il patrimonio di conoscenze provenienti dallo scenario di formazione statunitense, di cui si fa massimo – oltre che originale – interprete e portavoce in Italia. A tredici anni il primo contatto con la dimensione hip-hop, esplorata nella sua totalità prima di concentrarsi interamente sul suo versante grafico-visuale. Ulteriore arricchimento gli è conferito dalla parentesi californiana a Los Angeles, vivendo in prima persona la cultura chicana di East L.A. attraverso i suoi storici esponenti.

Figura trasversale, affronta la cultura hip-hop anche in campo musicale, producendo tre album, di cui uno a Los Angeles. La sua travagliata esperienza personale e la sua visione risolutamente artistica del writing ne fanno un sostenitore di attività con risvolti sociali e un efficace testimonial istituzionale; in quest’ultimo ruolo partecipa nel 2008 alla costituzione di un tavolo di discussione sull’arte urbana promosso dal Ministero della Gioventù. Protagonista in Italia di molteplici mostre ed eventi, l’arte di Flycat viene esposta più volte in California. Nel febbraio 2016 è invitato ufficialmente dal Governo e dal Ministero degli Affari Esteri Iraniano con la supervisione del critico d’arte Giorgio Grasso ad esporre presso il Tehran Museum of Contemporary Art e a tenere un workshop presso l’ Academy of Arts. L’ Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani inserisce Flycat quale artista-writer storico italiano interprete originale dell’arte del Writing.

Joys

Nato a Padova nel 1974, inizia la sua carriera artistica negli anni novanta, come molti writers comincia scrivendo il suo nome sul muro e focalizza la sua ricerca sul lettering, prima come esigenza di esistenza poi trasformandosi in esigenza di evoluzione; velocemente, espande il suo lavoro arricchendolo di spessore e matericità. La sua ricerca va oltre le due dimensioni e acquista nel tempo una plasticità che si appropria del territorio e della fruizione di un pubblico involontario e inconsapevole. In bilico tra undeground e istituzionale, la ricerca di Joys è stata riconosciuta dagli addetti ai lavori del sistema dell’arte come inedita e personalissima grazie anche al suo maniacale studio del lettering: forme che nel tempo si stratificano e si arricchiscono di livelli e linee con cui Joys ha costruito labirinti impossibili dove nulla è lasciato al caso e le forme ubbidiscono sempre a precise regole logiche e geometriche. Da anni Joys ha esteso il suo linguaggio anche alla scultura, utilizzando materiali diversi ma mantenendo sempre uno stile unico, quello stesso stile che da 20 anni lo rende inconfondibile sui muri di tutto il mondo.

Kayone

Uno dei graffiti writer italiani della prima ora, KayOne, classe 1972, ha cominciato a dipingere per strada nel 1988 a 15 anni. Pioniere a Milano quando i Graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani e quando le tendenze impiegavano cinque anni per attraversare l’Oceano.

Al tempo i writer italiani erano veramente pochi, si riunivamo tutti al “muretto” per sentirsi parte di un gruppo, condividere la loro passione, scambiarsi consigli sulle bozze e ascoltare un nuovo testo.

Fondatore nel 1991, insieme ad Airone e Adstar, della prima fanzine italiana dedicata al writing “Hip Hop Tribe Magazine”, assemblando fotocopie e fotografie, la fanzine segnò la storia del writing italiano come il primo mezzo di diffusione della cultura a livello nazionale e internazionale diventando voce ufficiale del movimento. Grazie al writing, ha conosciuto persone provenienti da tutto il mondo e ha partecipato ad innumerevoli Jam. Nel writing ha ritrovato un microcosmo, fatto di regole e leggi non scritte dettate da un forte senso di rispetto e appartenenza per i componenti meritevoli. Figlio di una ricerca non accademica, il writing è in continua evoluzione, sempre attento ai tanti stimoli della strada. Lo stile di KayOne è rimasto fedele ad una linea più “old school” rispetto a molti filoni contemporanei vicini ad influenze dettate dalla grafica e il 3D, mantenendo vivo lo spirito dei primi pionieri di newyorkesi e quel sapore Hip Hop che nel writing contemporaneo è andato scomparendo. Ha studiato in maniera maniacale l’evoluzione della calligrafia, base dello stile di ogni writer. Ha curato la realizzazione di molti tra i più importanti eventi legati alla cultura del Graffiti Writing. Istintivamente, da quando ha intrapreso la sua “carriera”, forse per i suoi studi artistici, ha realizzato quadri astratti vicini a quel sapore della strada. Su tela ha cercato di ritrovare una forma più gestuale e istintiva del dipingere, senza abbandonare quell’impatto visivo classico del Graffiti Writing, che su muro esprime tutta la sua forza con colori accesi e grandi dimensioni, realizzando opere che rimandano a quel mondo unendo tra loro la lezione della Pop Art americana con la forza dell’informale italiano. Molte le esposizioni recenti di successo: Museo della Triennale, 54ª e 55ª Biennale di Venezia e Grattacielo Pirelli. Nel 2017 ha pubblicato con la casa editrice Drago il suo libro “Vecchia Scuola – Graffiti Writing a Milano” dedicato alla nascita di questa cultura nella sua città tra il 1980 e i primi anni ’90.

Kasy23

Nato a Seriate nel 1980, si avvicina al mondo dei graffiti nel 1997 attratto dal fascino delle storie che i muri delle città raccontavano, dai sogni e dalle illusioni che erano capaci di trasmettere.
Comincia a disegnare tra i banchi di scuola come passatempo per poi stringere una fedele amicizia con la bomboletta che lo accompagna per tutta la vita.
Si diploma in chimica alimentare e per non gravare sulla famiglia lavora da quando aveva 14 anni come pizzaiolo, riuscendo ad aprire una pizzeria sua.
Nel 2005 un trauma rivoluziona la sua vita e le sue prospettive riportando al centro l’arte. Dipinge assiduamente sulla tela e pian piano si riavvicina l muro. Ha eseguito murali sia per privati che per amministrazioni pubbliche a Milano, Brescia, Forlì, Padova, Trento, Salsomaggiore, Bassano del Grappa, Salerno e al Mau, il Museo d’arte urbana di Torino, fino ad arrivare a Los Angeles in una galleria di Downtown e in un garage sotterraneo di Hollywood.
Notevoli i lavori per il carcere di Bergamo e il muro di 40 metri alle Colonne di San Lorenzo, dove oltre ad aver dipinto lui stesso ha curato l’intero progetto artistico che ha coinvolto Arsen, Encs, Acme 107, Gatto Nero, Gatto Max, Gep, 750 ml, Mr. Blob, Neve.
La sua è un’arte priva di leggi e regole, aperta al reale e all’astratto, al simbolico e al concreto, alla luce e al colore, rappresenta il suo carattere forte e determinato che lo porta al religioso silenzio mentre dipinge nel suo garage, rappresenta l’umiltà – parola spesso dimenticata – e il desiderio di ridare colore e scopo a luoghi spesso grigi e dimenticati.

Rendo

Rendo, classe 1969, inizia la sua avventura nel mondo della cultura Hip Hop all’età di 15 anni. Milita di due crew storiche del panorama graffitistico italiano, gli MCA negli anni 80 e i TDK negli anni 90. E’ il primo writer italiano a realizzare opere gigantesche, in cui il “graffito” è inserito all’interno di complesse ambientazioni scenografiche. E’ anche il primo writer italiano ad aver sviluppato un proprio stile del tutto originale di elaborazione delle lettere, riuscendo in questo modo ad emanciparsi dall’influenza dei maestri americani ed europei.  Dopo aver conseguito la laurea in design, Rendo comprende la necessità di far evolvere il proprio linguaggio espressivo. Abbandona ogni riferimento alla figurazione per iniziare la costruzione di un proprio universo simbolico di natura astratta. Ricordando gli anni dell’università, Rendo ritiene fondamentale per la sua maturazione artistica l’incontro con il professor Flavio Caroli, di cui fu allievo. Fu grazie alla sua guida che conobbe e comprese il peso storico delle avanguardie artistiche, riuscendo a comprenderne i meccanismi creativi.

Nel 2007 presenta al Pac di Milano, per la mostra collettiva “Street Art Sweet Art”, due sculture in cui le lettere del suo nome e della sua crew vengono trasformate in veri e propri elementi tridimensionali. Nel 2008 espone a Roma, nelle sale dell’Auditorium della Musica per la mostra “Scala Mercalli”, tre sculture, in cui introduce i primi elementi di astrazione, che con il passare del tempo diventeranno elementi prevalenti del suo linguaggio. Negli anni seguenti esplora le potenzialità delle pitto-sculture che gli permettono di raffigurare in modo semi bidimensionale, e con una maggiore libertà espressiva le sue strutture spaziali, che a volte diventano complessi sistemi di narrazione. Continua la sua carriera esponendo in numerose gallerie d’arte milanesi e partecipando ad eventi di street art internazionali.

WIZ ART

Classe 1982 nasce e vive a Bergamo.

Comincia a realizzare murales nel 1999 quando scopre la cultura hip hop e se ne innamora. Insieme ad alcuni ragazzi con cui giocava a basket e della zona comincia a realizzare opere nella zona di Bergamo e provincia. Formazione da autodidatta – dagli esordi continua ad occuparsi di street art e decorazione, dipingendo su tutte le superfici a sua disposizione – prediligendo i muri.

Espone in mostre collettive, lavora per commissioni di privati, istituzioni e partecipa a numerosi festival, progetti d’arte pubblica come quelli organizzati dalla GAMEC di Bergamo e da numerose scuole in tutta la Lombardia.

Non ha un artista o stile al quale si ispira ma nell’ultimo periodo la sua ricerca è orientata al valore estetico ed emozionale di forme e colori che lo portano ad uno stile in prevalenza astratto e geometrico.

Per lui la Street Art in tutte le sue forme è libertà di espressione, è dare voce a messaggi universali che devono poter essere fruibili da tutti.

2501

Nato nel 1981, ha cominciato il suo percorso artistico come autodidatta sui muri della sua Milano per poi realizzare opere in molte città del mondo come Los Angeles, Miami, Sao Paulo, Milano, Roma, Detroit, Chicago, Ulan Bator, New York, Atlanta e Kiev.

A San Paolo, dove ha vissuto per un anno, ha collaborato con alcune ONG per insegnare a dipingere ai bambini delle “favelas” e ha collaborato con molti dei writers più importanti della scena sudamericana come Os Gemeos, Herbert Baglione, Higraff e altri ancora.

Lavora con un’ampia varietà di mezzi, tra cui la pittura, l’installazione, la scultura, la fotografia e il video.

Artista eclettico grazie agli studi di montaggio video alla Scuola Civica di Milano, al master di comunicazione visuale alla nuova Bauhaus di Weimar in Germania e al nomadismo che contraddistingue tutta la sua vita e la sua arte.

Dal 2007 si trasferisce per la seconda volta in Brasile e inizia a dedicarsi solo alla carriera artistica. Ha partecipato a numerosi Festival d’arte pubblica e ha esposto in numerose esposizioni tra cui le sue mostre personali al Museo d’Arte Contemporanea di Lissone e alla Wunderkammern Galleria di Roma.

Vive e lavora tra Milano, Berlino e San Paolo del Brasile.

La sua ricerca artistica si focalizza sullo spazio vuoto, la relazione simbiotica tra positivo e negativo, linee ripetute e forme circolari che trasformano la superficie in movimento.

D-EGON

Nato a Milano nel 1985 ha una formazione culturale influenzata dalle sue origini – tra l’estremo Friuli e la profonda puglia – e dal forte legame con lo sport, in particolare si è impegnato agonisticamente nell’atletica leggera.

La sua arte nasce in strada a fine degli anni Novanta, prosegue all’Accademia di Brera, si sviluppa nello studio del design, nell’arte del tatuaggio per poi tornare in strada.

Partecipa a mostre collettive in tutta Italia ed è finalista di numerosi concorsi artistici.

Dal 2015 comincia a collaborare con Omer un altro artista della zona Est di Milano e insieme fortificano un loro personale stile “Streetbaroque” che ha come caposaldo la rivisitazione di grandi classici dell’arte moderna in particolare del Seicento e Settecento in chiave pop / contemporanea.

Ericsone

Dalle prime esperienze come writer negli anni Novanta – crew TDK –  nella sua natale Milano, è diventato illustratore freelance per diversi brend e partecipato a numerose esposizioni e mostre collettive.

Si ispira da sempre ai cartoni animati anni Settanta combinando contaminazioni “flower power” con l’impostazione classica del graffito. Dalle illustrazioni, alle tele, alle opere murali, l’artista ricorre al colore per animare quelle figure perfettamente delineati da contorni nitidi e serrati. Il suo particolare stile è stato definito “Street cubism”, caratterizzato da volumi geometrici, linee chiare e nitide in grado di esaltare le debolezze dei personaggi che rappresenta generando soggetti ironici, originali e talvolta grotteschi.

Dal 2008 espone in gallerie d’arte contemporanea e in numerose mostre collettive e festival d’arte pubblica principalmente a Milano.

FLYCAT

Writer e artista italiano nato a Milano nel 1970, rappresentante della prima generazione del writing italiano e fautore di una peculiare ricerca sulla lettera che lo vede confrontarsi con il patrimonio di conoscenze provenienti dallo scenario di formazione statunitense, di cui si fa massimo – oltre che originale – interprete e portavoce in Italia. A tredici anni il primo contatto con la dimensione hip-hop, esplorata nella sua totalità prima di concentrarsi interamente sul suo versante grafico-visuale. Ulteriore arricchimento gli è conferito dalla parentesi californiana a Los Angeles, vivendo in prima persona la cultura chicana di East L.A. attraverso i suoi storici esponenti.

Figura trasversale, affronta la cultura hip-hop anche in campo musicale, producendo tre album, di cui uno a Los Angeles. La sua travagliata esperienza personale e la sua visione risolutamente artistica del writing ne fanno un sostenitore di attività con risvolti sociali e un efficace testimonial istituzionale; in quest’ultimo ruolo partecipa nel 2008 alla costituzione di un tavolo di discussione sull’arte urbana promosso dal Ministero della Gioventù. Protagonista in Italia di molteplici mostre ed eventi, l’arte di Flycat viene esposta più volte in California. Nel febbraio 2016 è invitato ufficialmente dal Governo e dal Ministero degli Affari Esteri Iraniano con la supervisione del critico d’arte Giorgio Grasso ad esporre presso il Tehran Museum of Contemporary Art e a tenere un workshop presso l’ Academy of Arts. L’ Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani inserisce Flycat quale artista-writer storico italiano interprete originale dell’arte del Writing.

Joys

Nato a Padova nel 1974, inizia la sua carriera artistica negli anni novanta, come molti writers comincia scrivendo il suo nome sul muro e focalizza la sua ricerca sul lettering, prima come esigenza di esistenza poi trasformandosi in esigenza di evoluzione; velocemente, espande il suo lavoro arricchendolo di spessore e matericità. La sua ricerca va oltre le due dimensioni e acquista nel tempo una plasticità che si appropria del territorio e della fruizione di un pubblico involontario e inconsapevole. In bilico tra undeground e istituzionale, la ricerca di Joys è stata riconosciuta dagli addetti ai lavori del sistema dell’arte come inedita e personalissima grazie anche al suo maniacale studio del lettering: forme che nel tempo si stratificano e si arricchiscono di livelli e linee con cui Joys ha costruito labirinti impossibili dove nulla è lasciato al caso e le forme ubbidiscono sempre a precise regole logiche e geometriche. Da anni Joys ha esteso il suo linguaggio anche alla scultura, utilizzando materiali diversi ma mantenendo sempre uno stile unico, quello stesso stile che da 20 anni lo rende inconfondibile sui muri di tutto il mondo.

Kayone

Uno dei graffiti writer italiani della prima ora, KayOne, classe 1972, ha cominciato a dipingere per strada nel 1988 a 15 anni. Pioniere a Milano quando i Graffiti comparivano solo nelle serie riciclate dei telefilm americani e quando le tendenze impiegavano cinque anni per attraversare l’Oceano.

Al tempo i writer italiani erano veramente pochi, si riunivamo tutti al “muretto” per sentirsi parte di un gruppo, condividere la loro passione, scambiarsi consigli sulle bozze e ascoltare un nuovo testo.

Fondatore nel 1991, insieme ad Airone e Adstar, della prima fanzine italiana dedicata al writing “Hip Hop Tribe Magazine”, assemblando fotocopie e fotografie, la fanzine segnò la storia del writing italiano come il primo mezzo di diffusione della cultura a livello nazionale e internazionale diventando voce ufficiale del movimento. Grazie al writing, ha conosciuto persone provenienti da tutto il mondo e ha partecipato ad innumerevoli Jam. Nel writing ha ritrovato un microcosmo, fatto di regole e leggi non scritte dettate da un forte senso di rispetto e appartenenza per i componenti meritevoli. Figlio di una ricerca non accademica, il writing è in continua evoluzione, sempre attento ai tanti stimoli della strada. Lo stile di KayOne è rimasto fedele ad una linea più “old school” rispetto a molti filoni contemporanei vicini ad influenze dettate dalla grafica e il 3D, mantenendo vivo lo spirito dei primi pionieri di newyorkesi e quel sapore Hip Hop che nel writing contemporaneo è andato scomparendo. Ha studiato in maniera maniacale l’evoluzione della calligrafia, base dello stile di ogni writer. Ha curato la realizzazione di molti tra i più importanti eventi legati alla cultura del Graffiti Writing. Istintivamente, da quando ha intrapreso la sua “carriera”, forse per i suoi studi artistici, ha realizzato quadri astratti vicini a quel sapore della strada. Su tela ha cercato di ritrovare una forma più gestuale e istintiva del dipingere, senza abbandonare quell’impatto visivo classico del Graffiti Writing, che su muro esprime tutta la sua forza con colori accesi e grandi dimensioni, realizzando opere che rimandano a quel mondo unendo tra loro la lezione della Pop Art americana con la forza dell’informale italiano. Molte le esposizioni recenti di successo: Museo della Triennale, 54ª e 55ª Biennale di Venezia e Grattacielo Pirelli. Nel 2017 ha pubblicato con la casa editrice Drago il suo libro “Vecchia Scuola – Graffiti Writing a Milano” dedicato alla nascita di questa cultura nella sua città tra il 1980 e i primi anni ’90.

Kasy23

Nato a Seriate nel 1980, si avvicina al mondo dei graffiti nel 1997 attratto dal fascino delle storie che i muri delle città raccontavano, dai sogni e dalle illusioni che erano capaci di trasmettere.
Comincia a disegnare tra i banchi di scuola come passatempo per poi stringere una fedele amicizia con la bomboletta che lo accompagna per tutta la vita.
Si diploma in chimica alimentare e per non gravare sulla famiglia lavora da quando aveva 14 anni come pizzaiolo, riuscendo ad aprire una pizzeria sua.
Nel 2005 un trauma rivoluziona la sua vita e le sue prospettive riportando al centro l’arte. Dipinge assiduamente sulla tela e pian piano si riavvicina l muro. Ha eseguito murali sia per privati che per amministrazioni pubbliche a Milano, Brescia, Forlì, Padova, Trento, Salsomaggiore, Bassano del Grappa, Salerno e al Mau, il Museo d’arte urbana di Torino, fino ad arrivare a Los Angeles in una galleria di Downtown e in un garage sotterraneo di Hollywood.
Notevoli i lavori per il carcere di Bergamo e il muro di 40 metri alle Colonne di San Lorenzo, dove oltre ad aver dipinto lui stesso ha curato l’intero progetto artistico che ha coinvolto Arsen, Encs, Acme 107, Gatto Nero, Gatto Max, Gep, 750 ml, Mr. Blob, Neve.
La sua è un’arte priva di leggi e regole, aperta al reale e all’astratto, al simbolico e al concreto, alla luce e al colore, rappresenta il suo carattere forte e determinato che lo porta al religioso silenzio mentre dipinge nel suo garage, rappresenta l’umiltà – parola spesso dimenticata – e il desiderio di ridare colore e scopo a luoghi spesso grigi e dimenticati.

Rendo

Rendo, classe 1969, inizia la sua avventura nel mondo della cultura Hip Hop all’età di 15 anni. Milita di due crew storiche del panorama graffitistico italiano, gli MCA negli anni 80 e i TDK negli anni 90. E’ il primo writer italiano a realizzare opere gigantesche, in cui il “graffito” è inserito all’interno di complesse ambientazioni scenografiche. E’ anche il primo writer italiano ad aver sviluppato un proprio stile del tutto originale di elaborazione delle lettere, riuscendo in questo modo ad emanciparsi dall’influenza dei maestri americani ed europei.  Dopo aver conseguito la laurea in design, Rendo comprende la necessità di far evolvere il proprio linguaggio espressivo. Abbandona ogni riferimento alla figurazione per iniziare la costruzione di un proprio universo simbolico di natura astratta. Ricordando gli anni dell’università, Rendo ritiene fondamentale per la sua maturazione artistica l’incontro con il professor Flavio Caroli, di cui fu allievo. Fu grazie alla sua guida che conobbe e comprese il peso storico delle avanguardie artistiche, riuscendo a comprenderne i meccanismi creativi.

Nel 2007 presenta al Pac di Milano, per la mostra collettiva “Street Art Sweet Art”, due sculture in cui le lettere del suo nome e della sua crew vengono trasformate in veri e propri elementi tridimensionali. Nel 2008 espone a Roma, nelle sale dell’Auditorium della Musica per la mostra “Scala Mercalli”, tre sculture, in cui introduce i primi elementi di astrazione, che con il passare del tempo diventeranno elementi prevalenti del suo linguaggio. Negli anni seguenti esplora le potenzialità delle pitto-sculture che gli permettono di raffigurare in modo semi bidimensionale, e con una maggiore libertà espressiva le sue strutture spaziali, che a volte diventano complessi sistemi di narrazione. Continua la sua carriera esponendo in numerose gallerie d’arte milanesi e partecipando ad eventi di street art internazionali.

WIZ ART

Classe 1982 nasce e vive a Bergamo.

Comincia a realizzare murales nel 1999 quando scopre la cultura hip hop e se ne innamora. Insieme ad alcuni ragazzi con cui giocava a basket e della zona comincia a realizzare opere nella zona di Bergamo e provincia. Formazione da autodidatta – dagli esordi continua ad occuparsi di street art e decorazione, dipingendo su tutte le superfici a sua disposizione – prediligendo i muri.

Espone in mostre collettive, lavora per commissioni di privati, istituzioni e partecipa a numerosi festival, progetti d’arte pubblica come quelli organizzati dalla GAMEC di Bergamo e da numerose scuole in tutta la Lombardia.

Non ha un artista o stile al quale si ispira ma nell’ultimo periodo la sua ricerca è orientata al valore estetico ed emozionale di forme e colori che lo portano ad uno stile in prevalenza astratto e geometrico.

Per lui la Street Art in tutte le sue forme è libertà di espressione, è dare voce a messaggi universali che devono poter essere fruibili da tutti.